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Sofocle, Quasimodo e Freud

di Carlo Monaco


Nella foto: Carlo Monaco al Teatro del Navile

“Ero molto onorato da tutti in quella terra

fino a quando non avvenne un fatto

più degno di meraviglia che di cura.

Durante un banchetto, mentre si beveva,

un tale, già ubriaco, disse a me

ch’ero figlio immaginario di mio padre.

Io per quel giorno frenai a stento l’ira,

ma il mattino seguente andai da mio padre

e da mia madre a domandare.

E loro apparvero indignati per l’offesa

lanciata da quell’uomo. Questo fu il mio conforto.

Ma quel pensiero mi tormentava sempre

strisciando più profondo nella mente.

E allora, in segreto da mia madre e da mio padre

andai a Delfi. Febo non mi rispose alla domanda

ma rivelò vicende tremende e inesorabili:

che mi sarei fatalmente congiunto con mia madre

creando una discendenza intollerabile

anche alla sola vista in mezzo agli uomini

e che avrei ucciso il mio vero padre….”


Sono parole perfettamente riconoscibili. Fanno parte integrante della nostra cultura europea. Chi sta parlando è Edipo. Chi racconta questa storia, o, per meglio dire questa tragedia, è Sofocle. Lui naturalmente la scrive nella lingua greca classica, ma chi lo ha tradotto nel poetico e superbo linguaggio italiano del XXI secolo è Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1968. Chi si è occupato più di tutti gli altri di quel racconto è Sigmund Freud, un medico viennese vissuto tra le due guerre mondiali.


Cos’è, dunque, che lega questi tre personaggi europei in una storia che dura da venticinque secoli? E’ la centralità di questo mito tra i tanti altri di quel mondo culturale che talvolta un po' sbrigativamente chiamiamo Occidente ma che in realtà dovremmo chiamare mediterraneo o Europa.


Il mito di Edipo, quello di Apollo e Dioniso, di Ulisse e Penelope e tanti altri, sono la codificazione più alta e bella dei simboli che animano la nostra vita anche inconscia, da quelli più immediati fino agli archetipi più profondi.


Sofocle esprime l’anima dolorosa dei greci e crea la grande tragedia. Quasimodo, siciliano fino a midollo, sente di avere un’anima greca e diventa il più grande traduttore dei poeti lirici e anche di Omero e dei tragediografi.


Freud, medico viennese laureato con una tesi sull’accoppiamento delle anguille, scopre quasi per caso la sua anima apollinea e nel bel mezzo dei suoi casi clinici si imbatte in Edipo che diventa il paradigma o più esattamente il complesso centrale della nostra infanzia e crescita.


Sono tre esempi di quel “mal di Grecia” che il Teatro del Navile di Bologna mette al centro della sua produzione artistica nella prossima stagione. E sono lieto che la mia proposta sia stata accolta con entusiasmo da Nino Campisi che è un attore esperto, colto e sensibile.


Mal di Grecia non è da leggere, ovviamente, come un contagioso virus da combattere con vaccini, ma come componente originario della nostra identità di donne e uomini moderni e come strutturazione endemica del nostro immaginario e del nostro pensiero razionale di europei.


Mal di Grecia non è uno slogan di attrazione turistica ma esprime il desiderio inestinguibile di ritorno alle nostre più remote origini. Perché noi non siamo né russi né americani né cinesi, ma greci lo siamo per davvero. E’ questo male che ci rende un po' eroi o semidei, salvandoci, forse, dalla fatalità di quell’addomesticamento gregario che Nietzsche paventava come l’anticamera del nichilismo.


Carlo Monaco


L'Europa e il mal di Grecia


Sabato 3 dicembre, alle ore 21, nell'ambito della rassegna "L’Europa e il mal di Grecia" il Teatro del Navile presenta “Il De rerum natura di Lucrezio” di Carlo Monaco. Con Carlo Monaco e Nino Campisi. E con Cecilia Lo Gioco. Alla chitarra classica Mauro Matteucci. Immagini di Dimitris Bakopanos. Aiuto regia Barbara Truzzi. Regia di Nino Campisi.

Una Produzione: Teatro del Navile in collaborazione con Decentra Associazione Culturale e scientifica.



 

Carlo Monaco è docente di filosofia e storia. Oltre alla didattica svolge una intensa attività divulgativa e bibliografica. Ha ricoperto importanti cariche pubbliche a Bologna. E' anche drammaturgo e interprete di teatro della parola. Alcuni suoi testi sono stati portati in scena da Giorgio Albertazzi.




 


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