Antigone di Anouilh

L’Antigone di Jean Anouilh è l’opera nella quale l’autore realizza nel clima del più ardente modernismo il teatro leggendario e mitico dell’immortale lezione antica.

di Lorenzo Gigli Tatto da Il dramma, anno 22, 1 marzo 1946. Trascrizione e redazione di Nino Campisi.

 

Jean Anouilh è una rivelazione del 1932: la sua commedia L'Hermime, al Teatro dell'Oeuvre, lo trasse di colpo dall'o­scurità. A noi egli giunge con Antigone, la sua stazione prov­visoria, il suo trampolino per domani. Tra questi due capo­saldi si dispiegano sei o sette commedie, di varia fortuna, che costituiscono un repertorio originale e classificano Anouilh ad un posto d'onore nella nuova drammaturgia di Parigi. Oggi egli ha suppergiù trentacinque o trentasei anni (è nato a Bordeaux), ha tatto collezione di successi, e di un paio di tonfi; s'è sentito dichiarare dalla critica una genea­logia che parte da Sofocle, passa per Marivaux e arriva a Shaw, a Pirandello e a Giraudoux, e non rifiuta nulla, né ascendenti lontani né maestri prossimi, anzi protesta la pro­pria fede nei loro insegnamenti perché in lui non c'è stoffa d'ingrato. Giraudoux è sui suoi altari non meno dei tragici antichi, Siegfried lo incantò ch'era ancora adolescente.

Si è parlato per Anouilh di istinto del teatro. Nato bravo, insomma, distinguibile tra i pochi chiamati per il suo dono nativo - peccato di giovinezza - di sciogliere bruscamente o brutalmente i più complessi problemi di psicologia e di società.


Hermine