Riflessioni stravaganti al tempo del coronavirus

di Renato Rondinella


Costretto come tutti o molti ad una lunga “quarantena” forzata quanto volontaria, passata in solitudine, in territorio montano, in quel di Grizzana Morandi nell'aprile del 2020, senza altro conforto reale e rassicurante che quello dei miei libri e dei loro Autori, che Puskin chiamava “I miei Amici”, mi torna fra le mani un appunto su un’intervista che aveva stimolato la mia curiosità in tempi alquanto lontani.

Occupazione questa comunque molto più rassicurante che la fruizione delle tragiche e ambigue notizie fornite dalle televisioni. Si tratta infatti di ritrovare persone letterarie ma non meno reali di altre e che hanno profondamente influenzato, dialogando con me, la mia vita passata. Ed ora continuano a stimolare la curiosità di sapere se ce n’è un’altra futura.

Ma veniamo al punto: nel gennaio del 2000 comparve su un noto quotidiano italiano un’intervista a Edoardo Galeano, sul suo libro “A testa in giù”.

Il grande scrittore uruguaiano riportava, in quella sede, una stupefacente dichiarazione di un impensabile personaggio che così argomentava: “Oggi giorno la gente non rispetta più nulla. La corruzione sta minando questo paese. La verità, l’onore e la legge sono scomparse dalla nostra vita”.

“Sembra questo il pensiero sdegnato di un buon padre di famiglia” , argomentava Galeano, ma invece era un brano di un’intervista rilasciata nel 1931 da Al Capone, il famoso criminale italo-americano. Costui, con una spudoratezza incredibile, poteva parlare di giustizia e legalità perché il mondo, in qualche modo “gira alla rovescia” nel 1931 come ai nostri giorni. "Il modo alla rovescia premia alla rovescia: disprezza l’onestà,