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Lucio Dalla - La canzone è l'arte dell'incontro



Lucio Dalla ospite del corso "La canzone è l'arte dell'incontro" realizzato da febbraio a maggio del 2008 all'interno della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell'Università di Bologna e coordinato da Francesco Giardinazzo ed organizzato da Valerio Grutt per il Centro Internazionale della Canzone d'Autore e Centro di Poesia Contemporanea dell'Università di Bologna.

"Io devo ancora sentire un grande poeta che usa il trucco: è come buttare il proprio fegato a un metro di distanza e dire quello non è un fegato ma è una tonsilla. Non puoi bleffare nella poesia. E' impossibile. A meno che uno sia al massimo del cinismo può anche farlo, ma c'è sempre un momento dove vieni immalinconito e in fondo ti innamori della parola poetica, come del testo poetico di una canzone, ammesso che ci sia. Ho sempre ritenuto e dichiarato che la canzone è autonoma da qualsiasi seduzione extra-canora. Non c'è: ah che bella poesia per cui facciamo una canzone. (...)


Io credo che la canzone non possa, non debba mai essere colta, quando lo è perché qualcosa non funziona nel ginocchio di chi la scrive o la canta, oppure qualcuno vuole delle garanzie per ammantare di chissà cosa il suo scrivere. (...) Chi scrive .... Io sto scrivendo delle cose su Benvenuto Cellini con una musica sotto del cinquecento e mi esce tutto dalla penna come una scorreggia e riempio pagine dappertutto. Provateci ma provateci liberi e liberati perché non c'è regola.


Quando mi dicono che c'è un scuola che fa diventare cantautori o musicisti io mi dico: ma come si fa? E' come far diventare una papera una papera. Ve la vedete una scuola per papere. Ci van le papere e dicono: paperiamo? Siii! E' veramente difficile. L'unica cosa da fare è buttarsi e non aver ritegno, non avere vergogna, se scrivete le cose che non vi piacciono. .. è giusto ... è legittimo che non vi piacciano ... perché c'è sempre il meglio ... ma non abbiate mai paura di dare (...) Poi è chiaro che da lì in poi c'è una metodologia, esiste come per qualsiasi cosa che va fatta e c'è sempre un sistema migliore per farla (...) lo credo che la mitologia sia importante dal momento che uno è già qualcosa, allora lì in qualche modo puoi trovare anche un significato nella regola. Però quando devi fare uscire quel demone, quell'angelo demoniaco che c'è in te, che è la creatività, e allora deve uscire da sola, o tiri via il tappo ed esce fuori tutto quanto, oppure gli dai una mano ... Io sto con la musica anche quando ascolto un'altra musica. Fin bambino io studiavo con la musica. E quando devo fare un testo di una musica magari sento un'altra musica e mi viene più testo sulla musica che sto ascoltando, che poi non è quella che devo fare, ma è quella che sto ascoltando (...).


Ci sono situazioni da ricreare: questa credo che sia metodologia. Naturalmente bisogna porsi qualche dubbio sull'uso dei congiuntivi, però credo che sia libero uno che scrive, non credo che ci sia per forza da rispondere a una correttezza grammaticale, anzi se in qualche modo le cose possono vivere senza l'ortodossia o senza la regola, va bene, può essere una scoperta.

Io per esempio in molti testi ho usato veramente l'esterno in maniera assoluta. (...)

Un elemento che ricorre spesso nelle mie canzoni è il fischio lontano dei treni ... io lo immagino lontano, portato con una accelerazione proprio fotonica dalla neve. La città nella neve con il fischio lontano della stazione, mi fa sognare tutto. E' quasi l'ululato dei lupi nel gran canyon. L'elemento urbano cittadino ci dà delle lusinghe che fanno parte della seduzione, di quel discorso leopardiano, stiamo con noi ma siamo anche con un "esterno" che ci riguarda, che ci fa paura, che ci inquieta, che ci rassicura, che ci dà la dimensione del mondo. Io credo che nessun grande poeta o artista, o scrittore, pittore o giullare, abbia mai preso tutto da se stesso. Per esempio la contaminazione, che è di moda adesso ... la confusione e il caos, crea e organizza una adrenalina poetica che, altro che la pompa per gonfiare la bicicletta, cioè ti fa sentire steso oltre le tue possibilità, oltre le nuvole di ogni cielo (...). Affrontiamo il caos, e abbiamo fiducia in noi stessi, ma soprattutto in noi stessi come lettori contaminati di una realtà continuamente in composizione. (...) Una raccomandazione che faccio a voi giovani cuccioli di uomo: qualsiasi cosa che farete in futuro fatela senza dare peso alla forma di quello che fate, perché se c'è un sedimento pericoloso che un'artista lascia di se stesso è questo aspetto formale che è uno dei limiti più imbarazzanti e soprattutto è nocivo, è un gas tossico, per cui il jazzista lo vedi subito da lontano che è un jazzista, il poeta non ne parliamo. Il poeta sparge polvere da tutte le parti, deve essere poi sempre forforoso sulle spalle, lontano proprio da ogni forma di doccia, insandalato, li conosciamo bene, per forza di cose .... Quindi la forma lasciatela dov'è, e cercate anche di essere polemici con un atteggiamento sincero col quale procedete. Custodite e proteggete la sincerità, che è indispensabile per sorprendervi, e abbandonate tutte le forme che vi fanno distinguere immediatamente, chi siete, cosa fate, da dove venite, quando è l'ultima volta che vi siete masturbati, che è sempre pericoloso esporlo ... Se siamo così leggibili non è giusto. Crediamo propio nella contaminazione, nella non espressione definitiva dei dati che fanno di noi dei dadi e non degli esseri umani.


Trascrizione di Nino Campisi

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